Domanda
Dott.ssa sto molto male. Ho sempre sofferto di depressione, ma ultimamente stavo meglio, al punto che sono addirittura riuscita ad uscire con un uomo. E’ stato lui a notarmi, ad avvicinarsi e poi ad invitarmi ad uscire. Una persona estremamente dolce e rispettosa, che ha aspettato il nostro terzo appuntamento per chiedermi di passare la notte insieme. Mi sembrava di aver finalmente trovato un uomo di cui potermi fidare e gli ho raccontato i miei problemi. Gli ho raccontato della mia vita, che è stata tanto dura, dei miei problemi con la depressione, che a volte mi richiede anche l’uso di psicofarmaci, del fatto che ho un figlio a carico di cui il padre non sa neanche l’esistenza, e del fatto che , come se non bastasse, l’anno scorso ho anche avuto un tumore...
Lui mi sembrava così affettuoso e comprensivo, mi ascoltava, mi guardava con dolcezza.. Però poi non si è più fatto sentire ed io ora sto soffrendo tantissimo. Ho passato giorni e giorni seduta accanto al telefono aspettando la sua chiamata, ma niente...
Per pochi attimi di felicità ora mi ritrovo a stare peggio di prima! ... Perché l’amore non esiste?
F.
Risposta
Nell’innamoramento il corpo produce una serie di sostanze “inebrianti”: delle specie di “droghe naturali autoprodotte”. E’ così che improvvisamente ci sentiamo pieni di energie e la vita ci sembra tinta di nuovi colori.
Da qui a pensare che il nostro nuovo partner sia la cura, la soluzione ai nostri problemi, il passo è breve... ma purtroppo questa non è che un’illusione!
Cara F., l’amore esiste, ma è qualcosa di ben diverso dall’ebbrezza dell’innamoramento. Se la ricerca di un partner rappresenta per noi la ricerca del senso della nostra vita, e di qualcuno che si faccia carico dei nostri problemi, stiamo mettendo i presupposti per una relazione fallimentare.
Per stare bene con qualcuno dobbiamo innanzitutto stare bene con noi stessi, e quindi il primo passo da fare è: prenderci cura del nostro benessere.
Nella nostra cultura sembra quasi illegittimo riconoscere che i malesseri psichici, emotivi ed esistenziali hanno lo stesso “diritto” di essere curati che non i malesseri fisici. I farmaci possono essere importanti per tamponare i sintomi, ma affiancarli ad un percorso psicoterapeutico è il miglior investimento che possiamo fare per ricontattare le nostre risorse interne e costruire delle solide basi per una vita orientata verso la realizzazione dei nostri desideri. La relazione terapeutica può inoltre diventare un’occasione per “imparare” ed “allenarsi” a stare in relazione in modo equilibrato, rispettoso di sé e dell’altro.
Stare insieme è tutt’altro che facile, ma è qualcosa che si può imparare!
Domanda
Gentile Dott.ssa,
il motivo per cui le scrivo è che non ho alternative se non chiedere un consiglio attraverso uno strumento gratuito.
Lavoro per una cooperativa sociale: sono un operatore che si occupa di disabili. Le ore di lavoro sono tante ma nel mio campo siamo pagati poco, nonostante alcuni di noi abbiano titoli di studio universitari... Tante ore, pagate male, niente garanzie, niente malattia, ferie, liquidazione: insomma sono un precario, uno di quelli di cui finalmente i giornali parlano un pò.
Scrivo perché mi sento stanco. Sono stanco ed esaurito! Faccio fatica a rinnovare la mia motivazione per il lavoro che faccio... eppure agli inizi avevo tanto entusiasmo e ci credevo tanto!
Forse dovrei cambiare occupazione, ma in questo momento meno che mai è facile trovarne una. E poi, io CREDO nella solidarietà sociale! Mi sentirei inutile se facessi un lavoro che non è socialmente utile! (mi consenta il gioco di parole!)
Non so come uscire da questo empasse. Ha qualcosa da suggerirmi?
P.
Risposta
Caro P.
purtroppo è vero, spesso, almeno nel nostro paese, i servizi per la prevenzione del disagio sociale, come quelli svolti dalle cooperative sociali, paradossalmente creano disagio sociale in chi ci lavora: chi si espone in prima linea nell’aiuto alle persone svantaggiate si ritrova a farlo in condizioni di lavoro molto difficili. Lo Stato non ha la lungimiranza di investire sul benessere degli operatori che lavorano per il benessere della società, garantendo dei soldi per la formazione permanente, per consulenze e sostegno psicologico. Di conseguenza, le cooperative che sarebbero interessate a proporre queste attività, hanno difficoltà a reperire fondi per svolgerle.
Sta quindi al singolo prendere l’iniziativa e decidere di investire un pò del proprio tempo e denaro per ricaricare le proprie energie. E questo io ritengo sia qualcosa d’indispensabile per non ritrovarsi ad attraversare momenti come quello che tu descrivi.
Le persone che lavorano nella relazione d’aiuto, che siano operatori sociali, psicologi, medici, fisioterapisti ecc, sono costantemente coinvolte in un tipo di scambio in cui l’altro è richiedente, e questo a lungo andare è logorante. E’ fondamentale quindi coltivare con costanza un ambito in cui rigenerarsi, prendersi cura di sé, e laddove sia necessario, ricevere sostegno.
Io credo che a questo scopo siano particolarmente adatte le artiterapie, soprattutto se svolte in gruppo. Al di là del linguaggio espressivo utilizzato (musica, teatro, danza o altro), le artiterapie offrono un contesto in cui potersi esprimere, attingendo ai propri sentimenti ed alla propria creatività, nutrendosi dello scambio con gli altri e della piacevolezza di un’esperienza che è molto vicina alla dimensione del gioco. Tutto ciò è estremamente rigenerante, su vari livelli, e pertanto terapeutico, nel senso che contribuisce al benessere della persona.
|