ritratto di Teoclide Silvestrini, sulla divisa le medaglie ricevute per gli atti d'eroismo nella Grande Guerra
Il comando dei Vigili di Monterotondo, Teoclide Silvestrini è al centro
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Teoclide Silvestrini
in guerra e in pace sempre... vigile
Siamo nell'autunno del 1935, il Tevere si è ingrossato pericolosamente. I vigili urbani di Monterotondo vengono allertati e si recano nella piana per controllare come tengano gli argini del fiume. Lo spettacolo che si trovano di fronte è impressionante. Le acque stanno defluendo rapidamente dal letto e un ragazzo sta per essere inghiottito dai vortici. La situazione è disperata ma Teoclide Silvestrini, comandante del corpo, ha nervi sufficientemente saldi: riesce ad avvicinarsi al ragazzo e dopo averlo afferrato lo porta in salvo. Nato il 23 febbraio 1885 nella cittadina eretina, Teoclide aveva partecipato alla Grande Guerra e aveva mietuto una messe di medaglie al valor militare. Prendete il pallottoliere: una d'oro, tre d'argento, quattro di bronzo. E sono sette. Un'altra medaglia al merito gli era arrivata da lontano, addirittura dalla Russia, per la collaborazione in azioni di guerra con i cosacchi dislocati con due reggimenti accanto all'esercito italiano. Fisico imponente, sguardo rapido e vivo e un'ombra di baffi per indurire i tratti troppo delicati del viso, Teoclide fu un'istituzione, un esempio di quella categoria di "vigiles" miticamente votati alla difesa del cittadino, che è tipica di tempi ormai lontani. Come suono lontano, quasi preistorico, è lo stridere delle ruote di un calesse che procede tra i vicoli del paese. Sopra di esso due fanciulle sussurrano tra loro chissà quali racconti. Improvvisamente il cavallo, forse punto da un insetto o infastidito da qualche animale, si imbizzarrisce e si lancia in una folle corsa. Teoclide si avventa sulla bestia e riesce a prenderlo per le redini e a frenarne la corsa. Che storie, signori! (F.C.) * notizie storiche Bixio Ferretti
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