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inestra col battuto


E' un primo piatto buonissimo che non si dovrebbe definire "povero", per le materie prime che lo compongono, e che i monterotondesi maschi e femmine d'una volta, prevalentemente impegnati alla vigna propria o "a giornata", confezionavano alla sera anche per la sera dopo.
Nella pentola dove si prepara la minestra si fa soffriggere, in poco olio, il "battuto", molto fine, ricavato da mezza cipolla, una fetta di lardo, una carota raschiata e lavata, una costa di sedano, mezzo spicchio d'aglio (o uno intero, se si dorme soli), qualche rametto di "erbetta" (prezzemolo), e l'immancabile basilico.
E' chiaro che il battuto si fa a mano sul "battilonto", oggi detto "tagliere", per mezzo del coltellone da cucina o la "mezzaluna".
Per quanto riguarda gli ingredienti, è altrettanto palese che il battuto si fa anche se ne manca qualcuno anzi, per ogni elemento che manca cambia anche l'aroma ed il sapore, perciò "tot materia, tot minestra!".
Quando il soffritto è appassito si aggiunge il pomodoro passato(tre o quattro) o un cucchiaio di "conserva" (concentrato di pomodoro), si sfrigola un po' e quindi si allunga con un paio di litri d'acqua.
Si aggiusta di sale, si calibra con l peperoncino e si lascia bollire per 10 minuti.
La pasta, circa 100 grammi a testa, in origine era quella fatta a casa con acqua e farina soltanto o spaghetti spezzettati; se però siete ricchi, potete calare i quadrucci freschi all'uovo, anche comprati, e con un altro minuto la minestra è pronta.
Quando lo "sgommarello" (mestolo) avrà riempito i piatti, lo spolvero di formaggio grattato dovrà essere di pecorino romano e non sardo; i più delicati ed i "forastieri" possono anche usare il parmigiano o quello che vogliono, ma allora il "battuto" può perdere il suo potere afrodisiaco.
(Aldo Corona)

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